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Anno Propedeutico 2016-2017: ECCOMI

“Eccomi”

 

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Domenica 16 luglio, in occasione del pellegrinaggio del nostro seminario vescovile al Santuario di Loreto, i seminaristi dell’anno propedeutico hanno ufficialmente concluso la prima tappa di discernimento che li avvia verso il cammino formativo per il sacerdozio.

La Provvidenza ha voluto che nei muri, dei quali la Tradizione ci dice abbiano custodito e siano stati testimoni del “Sì” di Maria al progetto salvifico di Dio per l’umanità, i nostri giovani seminaristi dessero il loro” Eccomi” al cammino di ricerca e risposta vocazionale.

Ognuno di loro ha un cammino diverso, un’esperienza diversa, ma che si unisce e trova forma in una sola chiamata, chiamata che nasce e cresce nel cuore della Chiesa.

Affidiamo alla protezione di Maria Santissima, Madre di Dio e Madre nostra, il cammino che questi giovani seminaristi si apprestano a continuare, e altrettanto affidiamo, coloro che sentendo questa stessa chiamata si preparano a entrare prossimamente nel nostro Seminario.

Auguriamo a Raffaele Vannini, Andrea Marra e Manuel Carnicchia un buon cammino.

Campo estivo, dal 17 al 23 luglio.

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FESTA DEI SEMINARI DEL DISTRETTO 171

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Giornata Mondiale di preghiera per le Vocazioni

Alzati, va’ e non temere

Giornata Mondiale di preghiera per le Vocazioni

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Vocazione significa “chiamata” e parlare di vocazione è parlare      della Vita, infatti la prima chiamata è a “vivere” .

Ogni battezzato possiede una altissima vocazione (Gs 22),  essere immagine di Dio  , e il discernimento vocazionale è un aiuto per capire in che modo ognuno di noi può essere questa immagine nel mondo, le nostre scelte di Vita   saranno così la realizzazione concreta di questa altissima vocazione.

Alzati, è un chiamata innanzitutto a un movimento, a mettersi in piede e accettare quello che la vita ti offre:  le cose buone, le opportunità, ma anche le barriere e le difficoltà; alzati non necessariamente significa facile ma ben sì “volontà” , cioè dirsi a se stesso :  io ci sono, io posso, ma soprattutto rendersi conto che sei il protagonista della  vita.

Va’, non basta con alzarsi e rendersi conto di avere un vita meravigliosa, unica e irrepetibile, ma bisogna muoversi verso la meta, darsi da fare,  solo così i sogni, i desideri, i progetti , diventeranno realtà, ma attenzione “andare” non è uguale a facile ma disposizione e concretezza di vita, essere consapevole che se Tu non lo fai no lo farà nessuno per TE.

Non temere, la certezza più bella che possiede chi ha fede, la sicurezza più grande che ha chi sa fidarsi da Dio, nella Bibbia se cerchiamo “NON TEMERE” lo troviamo 365 volte , quasi a significare che ogni giorno Dio che ti chiama ti dici anche stare Tranquillo, “Ci sono anch’Io”. 7maggio

Oggi in modo particolare la Chiesa ci chiede di pregare , per coloro che si sentono attrarre dalla voce di Dio e vorrebbero seguire la sequela di Gesù, e noi vi chiediamo di pregare per coloro che hanno risposto a questo invito qui nel nostro Seminario di Arezzo Cortona e Sansepolcro e per coloro che vorrebbero risponderli. Vi chiediamo quindi di pregare per noi.

Don. Alexander Calderon.

Messaggio del Santo Padre per la 54a Giornata Mondiale di preghiera per le Vocazioni

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER LA 54ª GIORNATA MONDIALE
DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI

 

Sospinti dallo Spirito per la missione

 

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Cari fratelli e sorelle,

negli anni scorsi, abbiamo avuto modo di riflettere su due aspetti che riguardano la vocazione cristiana: l’invito a “uscire da sé stessi” per mettersi in ascolto della voce del Signore e l’importanza della comunità ecclesiale come luogo privilegiato in cui la chiamata di Dio nasce, si alimenta e si esprime.

Ora, in occasione della 54a Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, vorrei soffermarmi sulla dimensione missionaria della chiamata cristiana. Chi si è lasciato attrarre dalla voce di Dio e si è messo alla sequela di Gesù scopre ben presto, dentro di sé, l’insopprimibile desiderio di portare la Buona Notizia ai fratelli, attraverso l’evangelizzazione e il servizio nella carità. Tutti i cristiani sono costituiti missionari del Vangelo! Il discepolo, infatti, non riceve il dono dell’amore di Dio per una consolazione privata; non è chiamato a portare sé stesso né a curare gli interessi di un’azienda; egli è semplicemente toccato e trasformato dalla gioia di sentirsi amato da Dio e non può trattenere questa esperienza solo per sé: «La gioia del Vangelo che riempie la vita della comunità dei discepoli è una gioia missionaria» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 21).

L’impegno missionario, perciò, non è qualcosa che si va ad aggiungere alla vita cristiana, come fosse un ornamento, ma, al contrario, è situato nel cuore della fede stessa: la relazione con il Signore implica l’essere mandati nel mondo come profeti della sua parola e testimoni del suo amore.

Se anche sperimentiamo in noi molte fragilità e possiamo talvolta sentirci scoraggiati, dobbiamo alzare il capo verso Dio, senza farci schiacciare dal senso di inadeguatezza o cedere al pessimismo, che ci rende passivi spettatori di una vita stanca e abitudinaria. Non c’è posto per il timore: è Dio stesso che viene a purificare le nostre “labbra impure”, rendendoci idonei per la missione: «E’ scomparsa la tua iniquità e il tuo peccato è espiato. Poi io udii la voce del Signore che diceva: “Chi manderò e chi andrà per noi?”. E io risposi: “Eccomi, manda me!”» (Is 6,6-8).

Ogni discepolo missionario sente nel cuore questa voce divina che lo invita a “passare” in mezzo alla gente, come Gesù, “sanando e beneficando” tutti (cfr At 10,38). Ho già avuto modo di ricordare, infatti, che in virtù del Battesimo, ogni cristiano è un “cristoforo”, cioè “uno che porta Cristo” ai fratelli (cfr Catechesi, 30 gennaio 2016). Ciò vale in modo particolare per coloro che sono chiamati a una vita di speciale consacrazione e anche per i sacerdoti, che generosamente hanno risposto “eccomi, Signore, manda me!”. Con rinnovato entusiasmo missionario, essi sono chiamati ad uscire dai sacri recinti del tempio, per permettere alla tenerezza di Dio di straripare a favore degli uomini (cfr Omelia Santa Messa del Crisma, 24 marzo 2016). La Chiesa ha bisogno di sacerdoti così: fiduciosi e sereni per aver scoperto il vero tesoro, ansiosi di andare a farlo conoscere con gioia a tutti! (cfr Mt 13,44).

Certamente, non poche sono le domande che sorgono quando parliamo della missione cristiana: che cosa significa essere missionario del Vangelo? Chi ci dona la forza e il coraggio dell’annuncio? Qual è la logica evangelica a cui si ispira la missione? A questi interrogativi possiamo rispondere contemplando tre scene evangeliche: l’inizio della missione di Gesù nella sinagoga di Nazareth (cfr Lc 4,16-30); il cammino che Egli fa da Risorto accanto ai discepoli di Emmaus (cfr Lc 24,13-35); e infine la parabola del seme (cfr Mc 4,26-27).

Gesù è unto dallo Spirito e mandato. Essere discepolo missionario significa partecipare attivamente alla missione del Cristo, che Gesù stesso descrive nella sinagoga di Nazareth: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore» (Lc 4,18-19). Questa è anche la nostra missione: essere unti dallo Spirito e andare verso i fratelli ad annunciare la Parola, diventando per essi uno strumento di salvezza.

Gesù si affianca al nostro cammino. Dinanzi alle domande che emergono dal cuore dell’uomo e alle sfide che si levano dalla realtà, possiamo provare una sensazione di smarrimento e avvertire un deficit di energie e di speranza. C’è il rischio che la missione cristiana appaia come una mera utopia irrealizzabile o, comunque, una realtà che supera le nostre forze. Ma se contempliamo Gesù Risorto, che cammina accanto ai discepoli di Emmaus (cfr Lc 24,13-15), la nostra fiducia può essere ravvivata; in questa scena evangelica, abbiamo una vera e propria “liturgia della strada”, che precede quella della Parola e del Pane spezzato e ci comunica che, in ogni nostro passo, Gesù è accanto a noi! I due discepoli, feriti dallo scandalo della Croce, stanno ritornando a casa percorrendo la via della sconfitta: portano nel cuore una speranza infranta e un sogno che non si è realizzato. In loro la tristezza ha preso il posto della gioia del Vangelo. Che cosa fa Gesù? Non li giudica, percorre la loro stessa strada e, invece di innalzare un muro, apre una nuova breccia. Lentamente trasforma il loro scoraggiamento, fa ardere il loro cuore e apre i loro occhi, annunciando la Parola e spezzando il Pane. Allo stesso modo, il cristiano non porta da solo l’impegno della missione, ma sperimenta, anche nelle fatiche e nelle incomprensioni, «che Gesù cammina con lui, parla con lui, respira con lui, lavora con lui. Sente Gesù vivo insieme con lui nel mezzo dell’impegno missionario» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 266).

Gesù fa germogliare il seme. Infine, è importante imparare dal Vangelo lo stile dell’annuncio. Non di rado, infatti, anche con le migliori intenzioni, può succedere di indulgere a una certa smania di potere, al proselitismo o al fanatismo intollerante. Il Vangelo, invece, ci invita a rifiutare l’idolatria del successo e della potenza, la preoccupazione eccessiva per le strutture, e una certa ansia che risponde più a uno spirito di conquista che a quello del servizio. Il seme del Regno, benché piccolo, invisibile e talvolta insignificante, cresce silenziosamente grazie all’opera incessante di Dio: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa» (Mc 4,26-27). Questa è la nostra prima fiducia: Dio supera le nostre aspettative e ci sorprende con la sua generosità, facendo germogliare i frutti del nostro lavoro oltre i calcoli dell’efficienza umana.

Con questa fiducia evangelica ci apriamo all’azione silenziosa dello Spirito, che è il fondamento della missione. Non potrà mai esserci né pastorale vocazionale, né missione cristiana senza la preghiera assidua e contemplativa. In tal senso, occorre alimentare la vita cristiana con l’ascolto della Parola di Dio e, soprattutto, curare la relazione personale con il Signore nell’adorazione eucaristica, “luogo” privilegiato di incontro con Dio.

È questa intima amicizia con il Signore che desidero vivamente incoraggiare, soprattutto per implorare dall’alto nuove vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. Il Popolo di Dio ha bisogno di essere guidato da pastori che spendono la loro vita a servizio del Vangelo. Perciò, chiedo alle comunità parrocchiali, alle associazioni e ai numerosi gruppi di preghiera presenti nella Chiesa: contro la tentazione dello scoraggiamento, continuate a pregare il Signore perché mandi operai nella sua messe e ci dia sacerdoti innamorati del Vangelo, capaci di farsi prossimi con i fratelli ed essere, così, segno vivo dell’amore misericordioso di Dio.

Cari fratelli e sorelle, ancora oggi possiamo ritrovare l’ardore dell’annuncio e proporre, soprattutto ai giovani, la sequela di Cristo. Dinanzi alla diffusa sensazione di una fede stanca o ridotta a meri “doveri da compiere”, i nostri giovani hanno il desiderio di scoprire il fascino sempre attuale della figura di Gesù, di lasciarsi interrogare e provocare dalle sue parole e dai suoi gesti e, infine, di sognare, grazie a Lui, una vita pienamente umana, lieta di spendersi nell’amore.

Maria Santissima, Madre del nostro Salvatore, ha avuto il coraggio di abbracciare questo sogno di Dio, mettendo la sua giovinezza e il suo entusiasmo nelle sue mani. La sua intercessione ci ottenga la stessa apertura di cuore, la prontezza nel proferire il nostro “Eccomi” alla chiamata del Signore e la gioia di metterci in viaggio (cfr Lc 1,39), come Lei, per annunciarlo al mondo intero

 

 

Adorazione Eucaristica Vocazionale : Giovedì 20 Aprile

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Cari amici, anche questo messe il Seminario ha organizzato un incontro di preghiera comunitaria nel quale, guidati dalla Parola di Dio e dall’esempio  dei  Santi, vogliamo chiedere al Signore il dono di Sante Vocazioni,inoltre è un’opportunità per metterci di fronte a Dio e donarci un momento GRAZIA.

Via Crucis presso la Chiesa di San Michele ad Arezzo

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“La Via Crucis affonda le sue origini nella pietà popolare verso il Cristo sofferente sviluppatasi fra il XII e il XV secolo. Questa devozione intende evocare il pellegrinaggio lungo la Via dolorosa a Gerusalemme”. (Silvano Sirboni) .

Ogni venerdì di quaresima alle ore 19:00 ,si celebrerà la Via Crucis presso la Chiesa di San Michele, durante la quale  un sacerdote sarà a disposizione per le confessioni.

Vi aspettiamo.

Adorazione Eucaristica Vocazionale

1234Giovedì scorso presso la Chiesa di San Michele si è dato inizio a un appuntamento importante per la nostra Chiesa Diocesana, l’Adorazione Eucaristica Vocazionale.

La  preghiera per le Vocazioni dovrebbe essere senza dubbio uno dei principiali impegni di ogni cristiano. A tal fine il Seminario Vescovile , propone l’ Adorazione Eucaristica vocazionale mensile, ogni terzo giovedì del mese presso la Chiesa di San Michele ad Arezzo, è un invito rivolto a tutte  le comunità parrocchiali, si tratta di un  momento speciale di preghiera  che inizia con la celebrazione Eucaristica alle ore 19:00, a seguire un’ora di adorazione silenziosa che si concluderà con un momento  di Adorazione animata con riflessioni che ruotano attorno alla Parola di Dio e ai pensieri lasciati a noi dai Santi della Chiesa, intervallate dai spazi di silenzio e lode.

Non perdetevi il nostro prossimo appuntamento.

Per informazioni visitate la nostra pagina: www.seminarioarezzo.it  o

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(Seminaristi)

 

I talenti dei SEMINARISTI al servizio della Chiesa; condividiamo con voi un’articolo della Nazione- Arezzo

sinodo raggazzi

Sax, batteria, maschere: centinaia di giovani invadono

il Duomo, l’appello del Vescovo

La serata dà l’abbrivio alla novena della Madonna del Conforto: via le panche, tutti in terra. Fontana: “Per il Sinodo ho bisogno di voi”

Arezzo, 11 febbraio 2017 – Sono loro in genere a dare l’abbrivio alla novena della Madonna del Conforto. A volte con una fiaccolata in centro, a volte con una processione che si va a incrociare con il popolo degli aperitivi. Stavolta semplicemente affollando la Cattedrale.

E’ la Cattedrale under 20: quella dei giovani. Ma anche delle coppie di fidanzati, che per un anno si vanno a incrociare nella serata dell’entusiasmo. Via le panche e tutti in terra. Lì, davanti alla Madonna di Provenzano, con una di quelle serate che rompono gli schemi. Perché il Vescovo c’è ma dal lato opposto dell’altare.

Perché i gruppi si infilano la maschera e mimano una di quelle rappresentazioni che danzano tra la fede e la realtà. Perché sul fronte musicale varie realtà si alleano, da San Pietro e Paolo al Giotto, dal Valdarno al Casentino, spezzando il rituale dei singoli cori a contendersi le Messe più importanti.

Dal lato della musica alle chitarre si uniscono il sassofono e la batteria: sacrilegiio? No, fede e non a caso a suonarli sono due seminaristi. Una ragazza interpreta la speranza e danza dall’angolo delle candele fin davanti all’immagine di terracotta. Ad un certo punto si diffondono perfino le note di una canzone di Jovanotti.

Il Vescovo al centro vive in diretta un piccolo anticipo di Sinodo, evento dove ognuno dovrebbe potersi esprimere secondo la sua indole: e non a caso il suo saluto è una chiamata a farsi sotto, a collegarsi con il sito dell’evento, a mandare contributi e proposte. “Ho bisogno di voi, della vostra libertà”.

Lo ha indetto per rimettere mano alla chiesa, già la serata di Enzo Bianchi ne ha disegnato le colonne: e stasera ci sarà al posto della devozione una serata di riflessione in Cattedrale tra il concilio e l’intervento a Firenze del Papa, curata dal professor Alberto Melloni.

“Sinodo è camminare insieme”: ed è anche camminare fuori della chiesa. L’hastag dell’evento è “chiesainuscita” e in questi casi basta la parola. La novena assume anche per questo una cadenza diversa: le centinaia di ragazzi ma anche adulti in terra, sui tappeti ne è solo l’immagine. E un’immagine che si ripeterà domani sera con la preghiera di Taizé. Anche se poi il fiume dei ragazzi e delle coppie si arrampica lo stesso fino all’immagine della Madonna del Conforto. Mentre i canti proseguono a oltranza: e la batteria e il sax disegnano la colonna sonora della chiesa che verrà.

 

FONTE : http://www.lanazione.it/arezzo/cronaca/sax-batteria-maschere-centinaia-di-giovani-invadono-il-duomo-l-appello-del-vescovo-1.2886154?wt_mc=fbuser

II INCONTRO IN PREPARAZIONE AL SINODO DIOCESANO: ENZO BIANCHI ” IL VOLTO EVANGELICO DELLA CHIESA”