Diocesi di Arezzo – Cortona – Sansepolcro

Giacomo Foni

Giacomo Foni

Anno Propedeutico : 2019-2020
Primo Anno: 2020-2021

Ciao, mi chiamo Giacomo, ho 37 anni, vengo da Sansepolcro e sono un seminarista del primo anno. Come si deduce dall’età, ho preso la decisione di entrare in seminario piuttosto tardi, dopo essermi laureato all’Università di Firenze e alcune esperienze lavorative a Bologna, Bergamo, e Russia… 


Dio ha iniziato a bussare alla mia porta quando avevo circa 23, 24 anni e frequentavo il gruppo universitario di Comunione e Liberazione di Firenze (carisma a cui devo il mio cammino di fede, e a cui appartengo ancora). Lì, alcuni piccoli indizi mi avevano già fatto sospettare che quella sacerdotale potesse essere una possibilità per me; la proposta di Dio però non è mai un’imposizione, ma un invito, a volte delicato, sussurrato alla libertà dell’uomo. E la mia libertà, frenata dalla paura, dalla pigrizia, da limiti ed egoismi di vario genere, ha deciso per molti anni di non decidere, di non ascoltare o deliberatamente ignorare la voce del Signore dentro di me. Dio però è più fedele di noi, e ha continuato ad aspettarmi, rispettando la mia tiepidezza, senza però cessare di chiamarmi, di risvegliare il desiderio del cuore con la promessa di una felicità che solo Lui è in grado di sostenere: la vita eterna e il centuplo quaggiù. «Non importano i tuoi limiti, non importa la pochezza che sei, lo schifo che sei e che sei stato, non importano gli errori che farai, il fatto che non Mi sai amare: vuoi lasciare che sia Io ad amare te? Vuoi provare a venire con Me?» Quante volte il cuore, risvegliato da questi pensieri si è lasciato andare a un “e se fosse vero? E se davvero stesse chiamando me?”, per poi ricadere in un «ma no!» oppure «Vedremo»; quante volte ho invidiato Sant’Agostino, San Francesco, San Bernardo, San Paolo, (i Santi di cui leggevo le biografie), uomini che al contrario di me avevano trovato il coraggio di dire “sì”, ed erano diventati liberi, liberi di poter dire “sono tuo”, al Signore, “sia fatto di me secondo la tua volontà!”, senza dover per forza nascondere o censurare qualcosa di sé…

Credo che alla fine sia stato questo a farmi cedere. Di solito, per descrivere l’ingresso di un ragazzo o di un uomo in seminario si parla di “donazione generosa della vita”: io invece non l’ho donata generosamente, ma ho preso la mia vita ferita e l’ho consegnata nelle mani di Cristo, nella speranza che possa essere sanata, accompagnata, guarita, compiuta, perché, come dice Lui: «Affida a Dio la tua via, ed Egli compirà la sua opera». E sono certo che, a prescindere da come andrà a finire questo cammino in seminario, una vita consegnata a Dio, pur con tutte le pochezze e i tradimenti che essa potrà portare in sé, non sarà mai una vita perduta.